Metodologia

CLP – Cuomo Legal Platform: un ecosistema digitale tra diritto, innovazione e persone

CLP – Cuomo Legal Platform: l’ecosistema giuridico digitale ideato dall’Avv. Giuseppe Cuomo tra competenza professionale, tecnologia, informazione e persone.

Video divulgativo
CLP – Cuomo Legal Platform: un ecosistema digitale tra diritto, innovazione e persone

Il mondo delle professioni giuridiche sta attraversando una trasformazione profonda. L’innovazione tecnologica, la digitalizzazione dei servizi e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo il modo di esercitare la professione forense e il rapporto tra professionisti, cittadini e imprese. Non si tratta soltanto di spostare online attività che in passato si svolgevano su carta: cambiano il modo di organizzare le informazioni, di raggiungere le persone, di costruire gli strumenti di lavoro e di rendere accessibile un sapere che per sua natura è complesso.

Da questa consapevolezza nasce la CLP – Cuomo Legal Platform, l’ecosistema giuridico digitale ideato dall’Avv. Giuseppe Cuomo. Il progetto è concepito per integrare competenze professionali, strumenti tecnologici, informazione giuridica e servizi digitali all’interno di una visione unitaria, nella quale ogni componente ha un compito riconoscibile e il tutto resta coerente con i principi della professione.

Un progetto articolato, non un semplice sito web

La CLP non rappresenta semplicemente un sito web. Un sito tradizionale raccoglie informazioni e servizi in un unico spazio e, di regola, si rivolge a chiunque nello stesso modo. Un ecosistema, invece, è composto da più ambienti, ciascuno con una funzione specifica e complementare rispetto agli altri: uno presenta l’attività professionale, un altro offre strumenti di lavoro, un altro ancora orienta chi cerca informazioni e, al centro, un punto di accesso aiuta a trovare la strada giusta.

Questa impostazione ha una conseguenza pratica importante. Quando le funzioni sono distinte, è più semplice mantenere distinti anche i piani che nel diritto non vanno confusi: la presentazione dello studio e la consulenza individuale, la divulgazione e il parere, lo strumento tecnologico e la decisione del professionista. Ogni ambiente dichiara ciò che è e ciò che non è, e questo riduce il rischio che l’utente attribuisca a un contenuto generale il valore di una valutazione sul proprio caso.

Lo studio legale digitale

Lo studio legale digitale è un ulteriore punto di accesso ai servizi professionali dello Studio Legale Cuomo. Si tratta di un ambiente dedicato alla presentazione delle attività e delle competenze giuridiche, nel quale chi desidera conoscere lo studio può comprendere le aree di intervento, il modo di lavorare e le modalità con cui è possibile avviare un contatto.

La sua funzione è di orientamento e di presentazione, non di sostituzione del rapporto professionale. L’esame di una vicenda concreta richiede sempre documenti, fatti, scadenze e un confronto diretto con l’interessato; nessun ambiente digitale, per quanto ben progettato, può svolgere da solo questa valutazione. Il digitale può migliorare la prima fase del rapporto, rendendo più chiare le informazioni e più ordinata la richiesta, ma la responsabilità dell’analisi e del consiglio resta in capo all’avvocato.

La CAP: strumenti professionali per l’attività giuridica

La CAP è il progetto tecnologico dell’ecosistema, dedicato allo sviluppo di software e strumenti digitali destinati a supportare l’organizzazione e lo svolgimento delle attività giuridiche. L’attenzione è rivolta in particolare all’efficienza operativa e all’innovazione: individuare quali passaggi del lavoro quotidiano possano essere resi più ordinati, più rapidi e più facilmente controllabili, senza alterare la natura professionale dell’attività.

Uno strumento professionale utile nasce dall’osservazione del lavoro reale. Prima di costruire una funzione occorre chiedersi chi la userà, quale decisione dovrà supportare, quali dati sono indispensabili, quali errori vanno prevenuti e come potrà essere verificato il risultato. Occorre inoltre pensare ai casi anomali: informazioni mancanti, documenti non aggiornati, richieste che esulano dallo scopo dello strumento, situazioni in cui è necessario l’intervento di una persona.

L’automazione ha valore quando riduce attività ripetitive senza rendere opaco il criterio con cui un risultato viene prodotto. Trasparenza, controllabilità e possibilità di revisione sono qualità importanti quanto la velocità, perché in ambito giuridico un risultato che non si può verificare non è un risultato affidabile.

L’hub principale come punto di riferimento

Un ecosistema formato da più ambienti ha bisogno di un luogo che li metta in relazione. Questo ruolo è svolto dall’hub principale, il punto di riferimento da cui è possibile conoscere l’insieme dei progetti e raggiungere quello più adatto alla propria esigenza. Senza un punto di raccordo, le singole iniziative rischierebbero di restare isolate, e l’utente di perdersi tra ambienti che non conosce.

L’hub svolge quindi una funzione di orientamento: chi cerca informazioni, chi desidera conoscere lo studio e chi è interessato agli strumenti professionali trovano percorsi differenti, ma tutti riconducibili a un’unica impostazione. La chiarezza dei percorsi è parte della qualità del servizio, perché un’informazione corretta, se collocata nel posto sbagliato o presentata in modo ambiguo, perde gran parte della sua utilità.

Il quadro professionale e deontologico

Un progetto che nasce all’interno dell’avvocatura non può prescindere dalle regole che governano la professione. La legge 31 dicembre 2012, n. 247, all’articolo 3, stabilisce che l’avvocato esercita la professione con indipendenza, lealtà, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo sociale della difesa e rispettando i principi del codice deontologico. Sono parole che valgono per l’attività svolta in studio e, a maggior ragione, per quella che si avvale di strumenti tecnologici: la forma digitale non attenua i doveri, li rende semmai più esposti alla verifica del pubblico.

Anche la comunicazione al pubblico è disciplinata. L’articolo 35 del codice deontologico forense, dedicato ai doveri di informazione, richiede che l’informazione sull’attività professionale sia fornita con verità, correttezza, trasparenza, riservatezza e discrezione, facendo riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale, e vieta informazioni comparative, ambigue, ingannevoli, denigratorie o suggestive. Per un ecosistema digitale ciò significa descrivere i propri ambienti per ciò che sono, senza enfasi e senza promettere risultati, mantenendo sempre il decoro che la professione impone.

Innovazione e intelligenza artificiale con responsabilità

Il tema dell’intelligenza artificiale attraversa ormai tutti i settori professionali. Gli strumenti basati su sistemi generativi possono aiutare a organizzare informazioni, preparare bozze, individuare ricorrenze e velocizzare attività preparatorie. Ma un testo ben formulato non è, per questo solo, un testo corretto: può contenere errori, riferimenti inesistenti o conclusioni non adatte al caso. Per questo l’uso di tali strumenti richiede un controllo effettivo, che resta compito del professionista.

Il Regolamento (UE) 2024/1689, all’articolo 4, prevede che i fornitori e i deployer di sistemi di intelligenza artificiale adottino misure per garantire, nella misura del possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA per il proprio personale e per le persone che si occupano del funzionamento e dell’utilizzo di tali sistemi, tenendo conto delle conoscenze tecniche, dell’esperienza, dell’istruzione, della formazione e del contesto in cui i sistemi sono impiegati. Questo obbligo, applicabile dal 2 febbraio 2025, conferma un principio che la professione conosce da sempre: prima di utilizzare uno strumento bisogna comprenderne funzionamento e limiti.

In questa prospettiva l’innovazione non è un fine in sé. È il mezzo per migliorare l’organizzazione del lavoro, la gestione delle informazioni e l’accessibilità dei servizi, all’interno di processi nei quali la verifica umana, la protezione dei dati e la responsabilità professionale restano al centro.

Un ecosistema in continua evoluzione

La CLP nasce con l’obiettivo di costruire un punto di riferimento digitale in cui il diritto dialoghi con le nuove tecnologie, senza perdere di vista i principi fondamentali della professione forense: competenza, indipendenza, responsabilità e centralità della persona. Sono quattro parole che funzionano come criterio di progettazione. La competenza impedisce che la tecnologia venga usata al posto della conoscenza; l’indipendenza ricorda che lo strumento non condiziona il giudizio del professionista; la responsabilità richiede che ogni scelta sia riconducibile a qualcuno che ne risponde; la centralità della persona obbliga a progettare partendo dai bisogni reali di chi si rivolge al sistema.

Un ecosistema di questo tipo non può considerarsi concluso. Le norme cambiano, gli strumenti evolvono, le esigenze degli utenti si modificano e l’esperienza mostra, con il tempo, ciò che funziona e ciò che va corretto. L’evoluzione è quindi parte del progetto: significa aggiornare i contenuti, rivedere le funzioni, migliorare i percorsi e correggere gli errori quando emergono, mantenendo costante l’impostazione di fondo.

Il professionista al centro

L’innovazione non sostituisce il valore del professionista, ma può contribuire ad amplificarne le capacità, migliorando l’accessibilità alle informazioni e l’efficienza degli strumenti di lavoro. È una distinzione essenziale. Uno strumento può ordinare dati, suggerire una struttura, ridurre i tempi di una ricerca; non può assumersi la responsabilità di una valutazione giuridica né conoscere le particolarità di una persona e di una vicenda che non gli siano state sottoposte e verificate.

Se si accetta questa premessa, la tecnologia diventa un alleato della professione. Libera tempo dalle attività ripetitive, rende più facile reperire e confrontare le informazioni, offre ai cittadini un primo orientamento più chiaro. E lascia all’avvocato ciò che appartiene alla sua funzione: il giudizio, il consiglio, la difesa e la relazione di fiducia con l’assistito.

Una visione unitaria

La forza di un ecosistema non dipende dal numero degli ambienti che lo compongono, ma dalla coerenza dei loro rapporti. Lo studio legale digitale presenta competenze e attività; la CAP sviluppa strumenti per il lavoro giuridico; l’hub principale mette in collegamento i diversi progetti. Ciascuno ha un compito proprio, e insieme concorrono a un’idea che si può riassumere così: il diritto incontra l’innovazione, e la tecnologia è al servizio delle persone.

Nei prossimi contenuti del canale saranno presentati approfondimenti giuridici, aggiornamenti normativi, strumenti professionali, progetti tecnologici e nuove iniziative, così da accompagnare nel tempo lo sviluppo dell’ecosistema e offrire a chi lo segue un quadro chiaro di ciò che viene realizzato e del metodo con cui viene realizzato.

Riferimenti normativi

Legge 31 dicembre 2012, n. 247, art. 3; Codice deontologico forense, art. 35; Regolamento (UE) 2024/1689, art. 4.

Contenuto divulgativo e di presentazione dell’ecosistema CLP; non costituisce consulenza legale individuale né descrive un’offerta contrattuale specifica.

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Avv. Giuseppe Cuomo – Patrocinante in Cassazione · Pubblicato il